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Casa de la Aduana o Pozo de la Aguada

Questo sito storico, noto come Casa de la Aduana o Pozo de la Aguada, è legato alle origini di San Sebastián de La Gomera e al suo rapporto con il mare. Qui si trovava uno dei principali punti di approvvigionamento idrico per le navi e la popolazione, in un’epoca in cui l’isola era una tappa abituale delle rotte atlantiche. Oggi è un luogo che aiuta a comprendere l’importanza strategica dell’acqua e del porto nello sviluppo della capitale gomera, unendo patrimonio, storia e paesaggio in un unico spazio.

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Ermita de la Caridad

L’eremo dedicato alla Vergine della Carità protegge l’antico cammino reale di Jinama. Il piccolo oratorio risale al 1924 ed è stato costruito grazie ai contributi degli abitanti di San Andrés e Isora, oltre che degli emigranti a Cuba. La Vergine proviene dalla chiesa di San Andrés e fu portata qui dopo la costruzione dell’eremo. In precedenza, nell’eremo c’erano soltanto un quadro e una cassetta per le offerte.

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Centro Etnográfico Casa de Las Quinteras

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Centro de Interpretación Geológica

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Mercatino di Los Llanos de Argual

L’offerta canaria di mercatini è varia e di qualità. Però ce ne sono pochi che si trovino accanto a delle piantagioni delle migliori banane al mondo e a un ricco paesaggio architettonico. Questa combinazione spicca in quello di Los Llanos de Argual, a La Palma, un luogo che si è consolidato come punto d’incontro di turisti e residenti che non solo vogliono acquistare artigianato e prodotti della terra, ma passare una piacevole domenica e conoscere per esempio, come si lavora il vetro soffiato.

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Epina

Accanto al parco nazionale di Garajonay si trova un casale tradizionalmente legato alle coltivazioni ortofrutticole. È formato da alcune decine di case, tra le quali molte sono di pietra e fango, con mattonelle arabe e tetti a due falde con più di 200 anni di età e ben conservate; sebbene il casale sia praticamente disabitato, circa 40 anni fa vennero ad abitare qui più di 100 residenti. Ad alcuni metri sopra il casale troviamo i famosi Chorros de Epina, leggendarie sorgenti d’acqua molto importanti nella cultura dell’isola. In questa zona troviamo anche l’eremo di San Isidro, che celebra la sua festa il 15 maggio.

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Casa Ruiz de Padrón

L’architettura risponde al modello consueto della fine del XVIII secolo: una facciata principale allungata, con ingresso centrale al piano terra affiancato da finestre, e un piano superiore con aperture allineate a quelle inferiori. Ampi vani favoriscono l’ingresso di luce e aria, mentre un ampio patio interno di forma rettangolare è sovrastato da un balcone che dà accesso alle stanze superiori. L’importanza della casa risiede soprattutto nel fatto che qui nacque Ruiz de Padrón, sacerdote e deputato, il cui discorso portò all’abolizione temporanea della Santa Inquisizione. Si trova in Calle Real n. 57.

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Mazapeces

Questo borgo, a nord-ovest di Vallehermoso, è composto da un complesso tradizionale in fondo alla gola che sale lungo il pendio fino alla zona di “El Cabezo”. Tutta la zona è popolata da un denso palmeto con più di 3000 esemplari, che assieme all’abbondante architettura tradizionale e alle terrazze coltivate generano un paesaggio spettacolare. Le terrazze Mazapeces erano molto popolari per la coltivazione di cereali e legumi come lenticchie, piselli, ceci, grano, orzo o miglio. Attualmente si possono trovare parcelle coltivate a patate, viti, miglio, ortaggi e verdure varie destinate all’autoconsumo.

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Macayo

Questo borgo, situato a circa 2 km dal villaggio in direzione di Epina, ospita un denso palmeto e un complesso paesaggistico ed etnografico legato allo sfruttamento agricolo (principalmente patate e vigneti). Molte case conservano lo stile rurale tradizionale, fabbricate con pietra e fango e tetti a due falde. Particolarmente interessante risulta lo stile della costruzione degli angoli delle case tradizionali, le cui pietre hanno la faccia anteriore sporgente e irregolare, conferendo alle abitazioni una speciale attrattiva Di Macayo si ricorda sempre la ricchezza delle sue terre intermedie, soprattutto le parcelle ubicate nella gola, assieme ad alcuni tra i palmeti più imponenti della conca di Vallehermoso, una risorsa economica complementare alle coltivazioni familiari grazie alla produzione di miele di palma. Il miele di Macayo era molto apprezzato, secondo i racconti della popolazione anziana del villaggio.